CARTE BLANCHE GIOVANNI MINERBA CINQUE PEZZI FACILI
La citazione al film di Bob Refelson non è voluta, è stata casuale ma quando ho realizzato la coincidenza mi son detto che era giusto mantenerla. Cinque pezzi facili perché fra i tanti film arrivati in selezione non ho dovuto faticare per scegliere i miei; potevano essere dieci o venti, ma gli spazi in un festival di cinque giorni è difficile moltiplicarli, e le altre sezioni non si possono sacrificare. Non ho voluto scegliere in partenza cinque film che avessero un tema o un filo conduttore, forse non avrebbe avuto senso, ma dovendone selezionare cinque ho pensato solo a quelli che preferivo, poi quel filo conduttore è venuto da se: l’amore! E ho pensato a chi per anni questo festival lo ha amato, a partire dall’immenso pubblico che ci ha sempre accompagnato. E a quel pubblico dedico questi “cinque pezzi”, sperando li apprezzi tanto quanto sono piaciuti a me. Ho avuto il piacere e la voglia di vedere quasi tutte le pellicole arrivate, e a un certo punto è successa una cosa bella: ho trovato in selezione un film dal titolo Ma vie avec James Dean. Ovviamente mi sono subito incuriosito e l’ho guardato, mi è piaciuto e ho chiesto di averlo nella mia carte blanche. Spiegare perché però non è così semplice, avesse avuto un altro titolo mi sarebbe piaciuto comunque. La mia curiosità nasceva dal fatto che, ben ventisei anni fa con Ottavio Mai avevamo scritto un film, che stavamo per realizzare, dal titolo Somigliava a James Dean: la storia era ovviamente diversa da quello che ci racconta Dominique Choisy in questo film che è quasi un dramma alla Jean Genet; entrambe le storie, però, sono bizzarre e ironiche e servono per narrare la bellezza, l’amore e un’icona del grande cinema. Ho amato Ma vie avec James Dean perché è soprattutto un omaggio a chi il cinema lo ama e lo fa ad ogni costo. Poi mi sono imbattuto in The Cakemaker, dell’israeliano Ofir Raul Graizer, nel quale il giovane protagonista, Thomas, pasticcere a Berlino, utilizza la sua arte per avvicinarsi con amore a Oren, ingegnere israeliano in trasferta, un amore che si interrompe con il suo ritorno in patria dove lo aspettano moglie e figlio. A Thomas non resta che andare a Gerusalemme per capire le cause di questa scomparsa; l’amore per Oren continua, attraverso la sua vicinanza alla moglie, ma tutto diventa difficile quando il fratello intuisce le sue intenzioni. Continuiamo a parlare d’amore con A Moment in the Reeds che ci racconta il non-amore che c’è fra Leevi, studente a Parigi, e suo padre, con cui dovrebbe passare il periodo estivo per ristrutturare la casa di famiglia in riva al lago nelle campagne finlandesi. Ma narra anche l’incontro e l’amore che nasce con Tareq, giovane siriano richiedente asilo che il padre ha ingaggiato per dare una mano nei lavori; a unirli la condizione di stranieri, migranti, uno “esiliato” in Francia, l’altro emigrato forzatamente dalla Siria, e di diversi (uno gay, l’altro arabo) che mal si adattano ad una società che non li vuole accettare. Cullati da paesaggi elegiaci, fatti di foreste e prati sterminati, tramonti infiniti che colorano cieli e specchi d’acqua, il legame creatosi li allontana dalla condizione di emarginati che gli è stata imposta, ritrovano la vitalità che li libera dallo stigma che è stato applicato ai loro corpi: per la prima volta Leevi e Tareq si sentono finalmente liberi. Di amarsi. L’amore fraterno e materno lo troviamo nel bellissimo A Graça e a Gloria, film brasiliano di Flavio R. Tambellini, spiritoso dramedy almodovariano che affronta con leggerezza temi importanti. Protagonista una bellissima Carolina Ferraz, che nel film è Gloria, trans dall’aspetto favoloso, orgogliosa ed indipendente. Graça (Sandra Corveloni), è la sorella, sola e senza nessuno a cui poter affidare i propri figli; quando le viene prospettato un terribile evento, capisce che è giunto il momento di seppellire antichi rancori e dopo quindici anni di rapporti interrotti, cerca il fratello Carlos… Ma trova Gloria, che sulle prime non ne vuole sapere. Ma presto un pensiero si fa strada in lei: e se fosse finalmente arrivato il momento di sentirsi ed essere mamma? Non si può rinunciare alla felicità e all’amore: è quello che ci dice Limor Shmila con il film di debutto Montana, che racconta l’incontro di Efi con Karen, insegnante sposata con due figlie, da cui si sente immediatamente attratta. Tra le due donne scoppia la passione, una passione che va ovviamente tenuta nascosta in una piccola cittadina di provincia. Efi, dal canto suo, dovrà confrontarsi con un passato difficile ed irrisolto, fatto di abusi mai rivelati e rapporti familiari complessi, e la metterà di fronte all’ipocrisia ed a drammi sottaciuti; tutto questo fungerà per lei da stimolo e riscatto per incominciare ad amare. Ecco, andando a cercare qualcosa di bello succede anche di imbattersi nelle tante, altre facce dell’amore.

A Glória e a Graça

(Gloria and Grace )

Flávio R. Tambellini

Brasile,
2017, Blu-ray, 94', col.

Sab. 21, ore 16:00

A Moment in the Reeds

Mikko Makela

Finlandia/Regno Unito,
2017, DCP, 107', col.

Dom. 22, ore 18:15

The Cakemaker

Ofir Raul Graizer

Israele/Germania,
2017, DCP, 105', col.

Lun. 23, ore 20:45

Ma vie avec James Dean

(My Life with James Dean)

Dominique Choisy

Francia,
2017, DCP, 108', col.

Dom. 22, ore 16:15

Montana

Limor Shmila

Israele,
2017, DCP, 79', col.

Ven. 20, ore 22:00

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