Les revenants

(They Came Back)

Francia, 2004, 35mm, 102', col.

regia:

Robin Campillo

Les revenants

In un piccolo centro della provincia francese i defunti fanno ritorno dall'oltretomba: una lenta e silenziosa processione che dal cimitero si riversa in paese. Una situazione, per quanto sottilmente apocalittica, che non presenta nulla di sanguinoso o truculento: coloro che ritornano si presentano spaesati, come fossero reduci da un trauma. Per decisione del sindaco vengono reinseriti affidandogli lavori di manovalanza, gli unici che sembrano poter svolgere a causa dello stato confusionale in cui versano. Ma non solo: ai redivivi viene concesso di ricongiungersi con i loro affetti. Come Martha, la moglie defunta del sindaco, ed il giovane Mathieu, che ritorna da Rachel dalla quale era stata separato da un incidente automobilistico. Ma la convivenza tra vivi e morti diventerà presto problematica… Robin Campillo esordisce nella regia con uno zombie movie anomalo, malinconico e poetico, da cui in Francia è stata tratta l'omonima serie televisiva. Presentato a Venezia nel 2004 nella sezione Orizzonti.

sceneggiatura

Robin Campillo, Brigitte Tijou

montaggio

Robin Campillo, Stéphanie Léger, Valérie Deloof

fotografia

Jeanne Lapoirie

scenografia

Mathieu Menut

suono

Olivier Mauvezin

musica

Martin Wheeler

interpreti

Géraldine Pailhas, Jonathan Zaccaï, Frédéric Pierrot, Victor Garrivier, Catherine Samie, Djemel Barek, Marie Matheron, Saady Delas

produttore

Carole Scotta , Caroline Benjo

produzione

Haut et Court

 

contatto

festival@playtime.group

 

Robin Campillo

Biofilmografia

Robin Campillo ha studiato cinema presso l'IDHEC di Parigi e, dopo le prime esperienze come sceneggiature e montatore, ha esordito nella regia con il film fantastico Les revenants (2004). Quindi ha scritto con François Bégaudeau e Laurent Cantet La classe – Entre les murs (2006), insignito, tra i vari riconoscimenti, della Palma d'oro a Cannes e del César per il miglior adattamento. In seguito ha diretto Eastern Boys (2013), migliore pellicola nella sezione Orizzonti a Venezia, e 120 battiti al minuto (2017), che ha ricevuto ben cinque premi a Cannes, tra cui il Gran Prix Speciale della Giuria e la Queer Palm.  

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